♱ Chiesa del convento di Maria Santissima Immacolata
È certo che il culto di San Pietro Apostolo si diffuse in Grumo nel periodo bizantino e forse a questa stessa epoca risale la Cappella di San Pietro, che diede il nome ad uno dei più antichi rioni del paese. Originariamente il piccolo edificio sorse, però, fuori le mura (extra moenia) dell´abitato (Borgo), forse nell´area cimiteriale. Lo proverebbe il ritrovamento dei molti sepolcri scavati nel tufo, disposti simmetricamente nella zona circostante l´attuale chiesa. È in una di queste fosse che vennero ritrovate le due monete bizantine delle quali abbiamo già parlato.
Nella relazione dell´are. Puteo, del 1578, la cappella era citata con la frase: "S. Pietro con lavori non ultimati". Forse si era tentato di riattarla o ingrandirla, ma senza venirne a capo.
È comunque in base agli "ordini" dell´archivescovo Puteo che le autorità grumesi dovevano realizzare opere atte per allinearsi alle indicazioni fornite dal Concilio di Trento. Una di queste sollecitava la cura della istruzione religiosa e, di conseguenza, la necessità di favorire quegli Ordini specializzati in tale istruzione.
Per questo si concesse un terreno con Chiesa ai Francescani: il 28 giugno 1604 l'Arciprete di Grumo cedeva la chiesetta di San Pietro "fuori le mura" a Ludovico Campanea, Padre Minore dei Religiosi Fratelli Minori - detti Padri Zoccolanti - col beneplacito dell´Arcivescovo Galeazze Sanvitale.
Si legge infatti nell´Inventario (nello Archivio Capitolare di Grumo): "La chiesa di S. Pietro, quella istessa che si gode dali Padri minori osservanti, quale fu concessa da D. Pacifico de Pacificis, Are. nell´anno 1604, con l'assenso di Mons. Galeatio di S. Vitale arciv. di Bari 28 giugno 1614 per notaio Lionardo De Rosa".
Fra gli articoli convenuti nella scrittura di cessione fu stabilito che gli Zoccolanti avrebbero offerto, in segno di omaggio, all´Arciprete della Chiesa Matrice di Grumo, ogni anno, un galletto, ai primi vespri del giorno dei SS. Apostoli Pietro e Paolo (29 giugno).
Il Carruba assicura che fino al suo tempo (1840) l´offerta del "galluccio" fu puntalmente presentata.
L´incarico di provvedere in Grumo all´istruzione religiosa voleva che i Francescani non disponessero soltanto di una chiesa ma anche di una casa. A tale scopo il benefattore Alessandro di Leila donò ai frati un pezzo di terreno adiacente alla Cappella di S. Pietro, terreno sul quale nel 1605 fu fondato appunto il Convento detto ugualmente di San Pietro.
La chiesetta venne ampliata dai Francescani nel 1642, come si legge sull´architrave del finestrone del prospetto:
"JEUS-MAEJA ET FRANCISCUS ANNO 1642".
Sotto l´iscrizione, si vede scolpito lo stemma francescano: due mani intrecciate.
Ai tre antichi altari in pietra, senza contare l´altar maggior, ne furono aggiunti altri tre in legno intagliato, di stile barocco. Uno di questi reca la scritta
1643, un altro
1700.
Degli altari in pietra oggi esistenti, uno deve essere posteriore al 1639: alla base, infatti, vi sono scolpiti gli scudi gentilizi dei Castigliar (allora feudatari di Grumo); uno stemma mostra una torre; l'altro, due leoni.
Francesco Castigliar, tra i vari lavori che fece intraprendere in Grumo, volle costruire appunto la Chiesa del Convento, rifacimento della vecchia Cappella di San Pietro. Vicino al suddetto altare vi èla tomba dei Castigliar (il cui stemma figura anche sulla pietra tombale). Sul pilastro maggiore della chiesa, a destra di chi entra, si legge l´epigrafe che ricorda ai posteri Francesco Castigliar quale "prope re-novator" (quasi rinnovatore) di Grumo:
"D.O.M. / D. FRANCISCUS CASTIGLIAR / HUMILI HIC TEGITUR LAPIDE / GENERE N0-BILISS (IMUS), VALENTIA CITERIOR, HISPAN (US) ORIUND (US) / INTER INGENTES ANIMI DO (T) ES PIETATE, PRUDENTIA, ELOQUIO / NEC UNI IMPAR / BINIS CLARUIT TITULIS, MARCHION. VIRVACARI ANTIQUITUS / NOVISSIME MARCHIO TERRAE GRUMI, AC PROPE / RENOVATOR / MUNDANAE GLORIAE POSTERITATIS VITAE / IEM CLAUSIT EXTREMUN / AET. A. LXXV M (ENSE) OC-TOB. Xn. MDCCX / D. VICTORIA CASTIGLIAR UNICE SUP (ER) STES F (ILIA) AC HAER (ES) ET / D. LUCIUS CARACCIOLUS CONIU-GES DUCES S.VITI / PARENTI TANTO / BENEFACTORI AMPLISSIMO / CUM LACRIMIS P (OSUERUNT)".
Il 13 febbraio 1653 a Bari, fu eletto Provinciale del Convento di Grumo Padre Lodovico da Casalnuovo; con lui erano Custode Padre Clemente da Martina e Definitori i Padri Donato da Matera, Bonaventura da Bari, Andrea da Grumo, ecc. (da Bonaventura - Cronaca dei Minori Osser-venti Riformati della Provincia di S. Nicolo - voi. 1° e 2° ).
Il Convento venne incamerato, in base alla legge del 1862, dalla Società Anonima per la vendita dei beni del Regno Borbonico; nel 1864 fu adibito a caserma. Nel 1865, il 26 gennaio, di frati non ce n´era più nessuno. Nel 1867 fu acquistato dall´Amministrazione Comunale per 6.727,50 lire.
La Chiesa del Convento era stata ceduta alla Congregazione del Santissimo Sacramento di Grumo
(Archivio di Stato di Bari: l.c. Monasteri soppressi, fascio 5, fascicolo 53).
Nell 1880 nella Chiesa del Convento sorse una nuova Confraternita maschile denominata "Maria SS. Immacolata" (da cui il nome attuale della chiesa) che contava 42 iscritti (il suo Statuto venne approvato dalla Curia Arcivescovile il 13 maggio 1880). Nel 1892, nella stessa chiesa sorse la corrispondente Congregazione femminile (36 iscritte), ugualmente intitolata "Maria SS. Immacolata" (Statuto approvato dalla Curia Arcivescovile di Bari il 26 novembre 1892).
Nella Chiesa dell´Immacolata, l´altar maggiore ha, al centro, il Sacro Cuore di Gesù, affiancato da San Pietro e dall´Immacolata.
Partendo dall´altar maggiore, ci sono sulla destra l´altare (in pietra) di Sant´Antonio da Padova. Vi si legge l´iscrizione:
" QUEM TENEO IESUM DEXTRA, SUCCENSUS AMORE / HOC ILUSTRE FACIT NOMEN IN ORBE MEUM - 1643"
e l´altare
in legno di San Francesco d´Assisi. Vi si legge:
"SIGNASTI
D.N.E. SERVÙ TUÙ FRANC. US / SIGNIS REDEMPTIONIS N R AE.
A.D. 1700"
infine si nota l´altare (in legno) di San Pasquale Baylon.
Sulla sinistra si allineano: l´altare (in pietra) della Madonna del Pozzo (dipinto su tela); sui lati dell´altare è scolpito lo stemma dei Castigliar.
L´altare (in legno) del SS. Crocifisso miracoloso,
l´altare (in pietra) dell´Immacolata, dipinto su tela, dove si legge la frase biblica:
"TOTA PULCRA ES MARIA ET MACULA
129 ORIGINALIS NON EST IN TE".
Altre frasi bibliche compaiono sulla tela in corrispondenza dei relativi simboli iconografici:
"ELECTA UT SOL - STELLA MARIS - PORTA COELI - OLIVA SPECIOSA - CTVITATIS DEI - PUTEUS AQUAUM - QUASI PLANT. ROSA -Q.S.I. CEDRUS - Q.S. I. CYPRESSUS - Q. S. I. PLATANUS - TEMPLÙ SERNATUS - THOM".
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Fonte: "Storia e tradizioni di Grumo Appula" - di Gaetano Tomanelli
Edizione Maria S.S di Monteverde